Screening mammografico

Lo screening mammografico migliora la diagnosi e riduce la mortalità: la prevenzione primaria e secondaria

Il tumore alla mammella nel nostro paese colpisce ogni anno circa 50.000 persone. Rappresenta il cancro più frequente tra le donne.
Colpisce donne in giovane età anche se l’incidenza aumenta con il passare degli anni e la maggioranza dei casi viene diagnosticata nelle pazienti over 50 ( ISSR ottobre 2020).
“La sopravvivenza al tumore al seno, anche a lungo termine, è tra le più elevate in ambito oncologico: a 5 anni dalla diagnosi, essa si attesta quasi al 90% grazie al miglioramento delle tecniche diagnostico-terapeutiche e all’attenzione sempre più alta verso la prevenzione e le sue attività” (ISSR ottobre 2020).

La Conoscenza dei Fattori di Rischio

La conoscenza dei fattori di rischio da parte dell’utenza è fondamentale per la riduzione del rischio clinico.
Ci sono Fattori di Rischio di tipo genetico (quelli non modificabili) ma anche Fattori di Rischio modificabili che, attraverso l’adozione di comportamenti consoni, aiutano nella prevenzione e gestione della malattia.

I Fattori di rischio non modificabili

Solo il 5-10% di tutti i tumori al seno può essere ricondotto alla presenza di specifiche mutazioni del DNA ereditate da uno dei genitori; in tutti gli altri casi il tumore insorge a causa di una combinazione tra:

  • predisposizione genetica, non ancora noto in tutti gli aspetti;
  •  l’ambiente e i suoi effetti.

Per chi ha una storia familiare caratterizzata dalla presenza del tumore al seno o all’ovaio, che
è un fattore di rischio non modificabile, è consigliato consultare un chirurgo senologo per valutare un eventuale approfondimento del rischio genetico.

I test genetici per la ricerca dei geni BRCA1 e 2, responsabili di alcune forme ereditarie di cancro del seno, sono strumenti di prevenzione utili in situazioni particolari, in cui lo studio della genealogia di una persona evidenzia specifiche caratteristiche di trasmissione della malattia.

I fattori di rischio modificabili

“Tuttavia, essendo l’incidenza di questo tumore così elevata, per prevenirne l’insorgenza, è consigliato per tutti intervenire sui fattori di rischio così detti ‘modificabili’, che riguardano dunque i nostri comportamenti” (Dott.Gentilini, primario dell’Unità di Chirurgia della Mammella e responsabile della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano).

La prevenzione primaria

La prevenzione primaria rappresenta il primo strumento che ognuno di noi, nella vita quotidiana, può – e deve – mettere in atto”.
Infatti, questa modalità di prevenzione consiste nella modifica di quei comportamenti che possono essere considerati fattori di rischio:

  • evitare il fumo
  • bere alcolici con moderazione
  • praticare attività sportiva regolarmente
  • tenere sotto controllo il peso
  • seguire una dieta equilibrata, ricca di alimenti vegetali

In questa direzione il Centro Medico Martini propone il percorso Remise en Form, da utilizzare anche come servizio di prevenzione primaria, che unisce consulenza nutrizionale e fisioterapica al fine di identificare soluzioni su misura per l’utente.

La dieta preventiva

L’utilità di seguire una dieta particolare è stata dimostrata da diversi studi scientifici in particolare nella prevenzione delle ricadute del cancro del seno in donne già colpite.
Da qualche anno in realtà la stessa attenzione nella dieta sembra che sia importante nella fase di prevenzione primaria, ovvero in chi non ha ancora sviluppato la malattia (segue dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano; AIRC: Fondazione ricerca Cancro).

La base di questa alimentazione suggerisce:

  • un apporto elevato di fitoestrogeni (ormoni vegetali simili agli estrogeni femminili che sono contenuti principalmente nella soia e nei suoi derivati, ma anche nelle alghe, nei semi di lino, nel cavolo, nei legumi, nei frutti di bosco, nei cereali integrali).
  • la limitazione degli zuccheri raffinati, che hanno l’effetto di innalzare l’insulina nel sangue e quindi di indurre il diabete, a favore di zuccheri grezzi e di amidi
  • di consumare molte crucifere (rape, senape, rucola, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, ravanelli, cavolo) perché agiscono in modo positivo nei confronti del metabolismo degli ormoni.
  • di privilegiare il pesce rispetto alle altre proteine animali, accompagnato da grandi quantità di fibre (attraverso il consumo di frutta, cereali, verdura, legumi).
  • di limitare l’apporto di latticini e uova, tenendo però d’occhio la quantità totale di calcio per prevenire l’osteoporosi.

A questo fine Il Centro Medico Martini propone il percorso Remise en Form, da utilizzare anche come servizio di prevenzione primaria, che unisce consulenza nutrizionale e fisioterapica al fine di identificare soluzioni su misura per l’utente.

La prevenzione secondaria

La prevenzione secondaria è l’altra forma di prevenzione che riveste un ruolo cruciale nella lotta al tumore al seno.  Questa modalità preventiva si traduce nella diagnosi precoce tramite esami che, com’è dimostrato scientificamente, può ridurre la mortalità per tumore alla mammella.

“Nelle donne tra i 50 e i 70 anni, la mammografia con cadenza biennale può ridurre la mortalità fino al 40%. Mentre, nelle donne tra i 40 e i 50, sottoporsi a una mammografia annuale può ridurre il tasso di mortalità fino al 20%” (segue IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano).

La mammografia quindi è lo strumento di prevenzione secondaria più adeguato nelle donne dai 40 anni in poi, fino a raggiungere le donne over 70, dove il rischio di insorgenza, aumentando con l’età, è piuttosto elevato. Naturalmente, essa può e deve – in certi casi – essere associata all’ecografia, preferibilmente eseguita dallo stesso radiologo.

La mammografia è il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce. Le Linee guida del Ministero della salute suggeriscono di eseguire una mammografia ogni 2 anni, dai 50 ai 69 anni di età, ma la cadenza può variare a seconda delle considerazioni del medico sulla storia personale di ogni donna. Nelle donne che hanno avuto una madre o una sorella malata in genere si comincia prima, verso i 40-45 anni. Molti medici recentemente suggeriscono età di esordio e frequenza della mammografia sulla base delle caratteristiche della singola paziente piuttosto che sulla base di linee guida e screening uguali per tutte.

L’ecografia: è un esame molto utile per esaminare il seno giovane, dato che in questo caso la mammografia non è adatta. Si consiglia di farvi ricorso, su suggerimento del medico, in caso di comparsa di noduli.

La risonanza magnetica: viene riservata ai seni molto densi o ai dubbi diagnostici, sebbene possa essere di grande aiuto in casi specifici.

La visita: è buona abitudine fare una visita del seno presso un medico esperto almeno una volta l’anno, indipendentemente dall’età.

L’autopalpazione: è una tecnica che consente alla donna di individuare precocemente eventuali trasformazioni del proprio seno. E’ suggerita per le più giovani, dopo l’inizio delle mestruazione, quando il seno è più valutabile, e in generale si raccomanda a tutte le donne come prima linea di controllo, che comunque non sostituisce mai la valutazione medica specialistica.

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