Ipertensione arteriosa

La pressione arteriosa è il prodotto della gittata cardiaca per le resistenze vascolari periferiche; l’immissione del sangue nelle arterie avviene in maniera discontinua, per questo la pressione arteriosa oscilla continuamente dando luogo a valori diversi:
L’ipertensione arteriosa è una condizione clinica caratterizzata da elevati livelli pressori del sangue che vengono identificati in più di una misurazione ed in condizioni di riposo; non si tratta di una vera e propria patologia ma di una condizione clinica che rappresenta

un significativo fattore di rischio

per l’insorgenza di patologie cardiovascolari come infarti ed ictus, che costituiscono la principale causa mondiale di mortalità prematura, nonché di nefropatie croniche ed arteriopatie periferiche.
Nel mondo le persone che soffrono di ipertensione arteriosa sono oltre un miliardo, e rappresentano il 30-40% della popolazione adulta e ben il 60% della popolazione al di sopra dei 60 anni; di queste solo il 15-20% raggiunge valori pressori adeguati con la terapia farmacologica e la correzione delle abitudini alimentari e dello stile di vita, nonostante la vasta disponibilità di farmaci esistenti.
Questo dato sembra essere collegato alla scarsa aderenza dei pazienti alla terapia nel corso del tempo in particolare se questa prevede l’assunzione di più farmaci per il controllo dei valori pressori.

Le nuove linee guida Europee ESC-ESH 2018

Le nuove Linee Guida ESC-ESH 2018 (European Society of Cardiology/European Society of Hypertension), per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, sono riassunte in 10 comandamenti che oltre ad indicare i valori pressori di riferimento, sollecitano programmi di screening per la misurazione della pressione arteriosa, Trattamenti farmacologici su misura ed il piu’ possibile con Associazioni Farmacologiche precostituite, Terapia Dietetico-comportamentale.

I 10 comandamenti delle linee guida ESC

  1. Definizione. Le nuove LG definiscono l’ipertensione in presenza di valori pressori clinici persistentemente ≥140/90 mmHg o valori pressori medi ≥130/80 mmHg al monitoraggio pressorio delle 24h o ≥135/85 mmHg alle misurazioni domiciliari.
  2. Diagnosi. Dovrebbero essere attuati programmi di screening che prevedano la misurazione clinica della pressione arteriosa (PA) almeno ogni cinque anni in tutti gli adulti e più frequentemente nei soggetti con PA normale-alta;.
  3. Trattamento farmacologico. La terapia farmacologica dovrebbe essere intrapresa nei soggetti con ipertensione di grado 1 (PA clinica 140-159/90-99 mmHg) non adeguatamente controllata dalla terapia-dietetico-comportamentale; in caso di rischio cardiovascolare elevato o ipertensione di grado 2-3, la terapia farmacologica deve essere intrapresa contemporaneamente alla terapia dietetico-comportamentale.
  4. Tipo Paziente: il Paziente fragile e grande anziano. Le LG indicano una PA sistolica ≥160 mmHg come cut-off per il trattamento farmacologico dell’iperteso ultraottantenne, tuttavia raccomandano che la decisione di intraprendere la terapia sia guidata dalla valutazione della fragilità e dell’autonomia funzionale del paziente e della stima dei benefici attesi dal trattamento, con un approccio personalizzato.
  5. Obiettivi del trattamento. La terapia anti-ipertensiva dovrebbe essere finalizzata al raggiungimento di valori di PA sistolica <140 mmHg in tutti gli ipertesi, compresi i pazienti anziani con un buon livello di autonomia funzionale, se il trattamento è tollerato; nei pazienti giovani adulti, ma non per gli ultrasessantacinquenni, viene indicato un target pressorio più basso, con PA sistolica <130 mmHg. Per la PA diastolica sono raccomandati valori <80 mmHg. La PA sistolica non dovrebbe essere ridotta a valori <120 mmHg, in quanto il rapporto rischio-beneficio di una riduzione marcata dei valori pressori è ritenuto sfavorevole.
  6. Terapia dietetico-comportamentale. L’importanza del trattamento dietetico-comportamentale è fondamentale e può ritardare quello farmacologico o potenziarne l’effetto anti-ipertensivo. La riduzione del consumo di alcolici, l’attività fisica regolare, l’astensione dal fumo e il controllo del peso corporeo hanno effetti favorevoli indipendenti dal loro impatto sui valori pressori.
  7. Terapie di associazione. La monoterapia non è generalmente sufficiente per il controllo dei valori pressori; le nuove linee guida indicano che la terapia iniziale dovrebbe comprendere due farmaci anti-ipertensivi, ad eccezione dei casi in cui i valori pressori basali sono vicini al target di trattamento, per cui una monoterapia potrebbe essere sufficiente per il controllo pressorio, o nei pazienti grandi anziani o fragili, nei quali è preferibile una riduzione più graduale dei valori pressori.
  8. Associazioni farmacologiche precostituite. La scarsa aderenza al trattamento è strettamente correlata al numero di farmaci assunti dal paziente e rappresenta una delle principali cause di un inadeguato controllo dei valori pressori. Pertanto sono da preferire le formulazioni contenenti più farmaci (“single pill combination therapy”), che in molti pazienti consentono di ottenere il controllo dei valori pressori con la somministrazione di una sola compressa.
  9. Algoritmo per il trattamento. Per il trattamento iniziale, le LG suggeriscono di preferire la combinazione ACE-inibitore/sartano + calcio-antagonista/diuretico (tiazidico o tiazidico-simile). Nei pazienti che necessitano di una triplice terapia, dovrebbe essere utilizzata l’associazione ACE-inibitore/sartano + calcio antagonista + diuretico (tiazidico o tiazidico-simile). I beta-bloccanti devono essere impiegati in presenza di specifiche indicazioni per il loro utilizzo, quali coronaropatia, scompenso cardiaco a ridotta frazione d’eiezione.
  10. Gestione del rischio cardiovascolare del paziente iperteso. Le statine dovrebbero essere somministrate nell’iperteso con malattia cardiovascolare nota o rischio moderato-alto, ma i benefici di tale trattamento sono stati dimostrati anche in presenza di un rischio basso-moderato. La terapia antiaggregante dovrebbe essere riservata ai pazienti in prevenzione secondaria, mentre non è raccomandata per la prevenzione primaria.

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